PARROCCHIA
S.MARIA DEL CARMINE

Via Emilia, 72 - 40060 Toscanella di Dozza(BO)

Se desideri ricevere
gli avvisi della parrocchia
clicca qui
e invia l'e-mail
così come appare

VITA PARROCCHIALE

STAMPA


LINK



 

Relazione giornata educatori acr - educatori gvss - animatori gv
18 febbraio 2007- Toscanella

Iniziazione Cristiana: sfida per la nuova evangelizzazione

1. L'iniziazione cristiana nella Chiesa italiana

Per introdurre senza superficialità e con chiarezza il tema dell'IC vorrei cogliere alcuni punti fondamentali dalla premessa del documento del Consiglio Permanente CEI sull'IC. E' infatti da diversi anni che la Chiesa italiana si interroga su questo tema e dopo lungo lavoro sono usciti tre documenti dal Consiglio permanente della Conferenza Episcopale Italiana. Mi servo dunque della premessa al secondo documento che fa particolare riferimento all'IC degli adulti (L'iniziazione cristiana: Orientamenti per il catecumenato degli adulti NOTA PASTORALE DEL CONSIGLIO PERMANENTE CEI - 31 marzo 1997) :

"La situazione italiana, al finire di questo secolo, sotto il profilo socio-culturale e, di riflesso, anche sotto quello religioso, ha conosciuto profonde trasformazioni che richiedono da parte della Chiesa continua attenzione, per offrire una chiara risposta all'ansia di salvezza presente in ampi strati della popolazione. In un clima culturale profondamente segnato dal pervasivo fenomeno del secolarismo e da un diffuso pluralismo, anche religioso, riemergono oggi molte domande di senso e il bisogno del sacro e, sempre più frequentemente, persone fuori della Chiesa o non pienamente inserite in essa sentono l'istanza di un cammino di ricerca nella fede. Volendo venire incontro a queste esigenze, nella prospettiva aperta dall'impegno per una nuova evangelizzazione, riteniamo opportuno offrire alle Chiese che sono in Italia un progetto che indichi contenuti, finalità e modalità di un itinerario iniziatico, per condurre l'uomo a diventare cristiano maturo, cioè membro cosciente e attivo della Chiesa. Lo facciamo attingendo ai dati della divina rivelazione e della genuina tradizione ecclesiale e con lo sguardo attento alla situazione italiana, che, pur diversificata nelle singole Chiese, presenta alcune costanti che richiedono un profondo cambiamento dell'azione pastorale. Il progetto si propone di tracciare un percorso - che si prevede lungo e impegnativo - in tre tappe, nelle quali siano affrontate altrettante situazioni particolari:

  • anzitutto quella di persone adulte, superiori cioè ai 14 anni (secondo il Codice di diritto canonico), che non hanno ricevuto il Battesimo e domandano i sacramenti dell'iniziazione cristiana per entrare nella Chiesa;
  • quella di fanciulli e ragazzi (7-14 anni) che chiedono di essere iniziati al mistero di Cristo e alla vita della Chiesa, attraverso gli stessi sacramenti;
  • quella, infine, di coloro che, dopo aver ricevuto il Battesimo, non sufficientemente evangelizzati, hanno abbandonato la pratica religiosa e ora desiderano risvegliare la fede ricevuta e vivere l'esperienza cristiana in maniera più consapevole e operosa.

A queste tre situazioni ha già dato risposta il Rito dell'iniziazione cristiana degli adulti (RICA) pubblicato a norma dei decreti del Concilio Vaticano II il 6 gennaio 1972, la cui versione italiana apparve in data 30 gennaio 1978. La recezione-attuazione di questo testo, tuttavia, è stata purtroppo disattesa, per diversi motivi, nelle nostre Chiese, o accolta solo parzialmente e in casi particolari. D'altra parte le indicazioni e i contenuti catechetico-liturgici presenti nel Rito richiedono un adattamento che tenga conto delle diverse situazioni, esigenze e possibilità delle Chiese che sono in Italia. Oltre tutto si tratta di uno degli adempimenti che la nuova legislazione canonica affida alle Conferenze episcopali. Intendiamo pertanto predisporre un documento sull'iniziazione cristiana in tre parti, corrispondenti alle tre situazioni sopra descritte. Quella che viene ora consegnata alle nostre Chiese affronta la prima di esse. L'attuazione di questa triplice forma di itinerario catecumenale comporta un'azione pastorale ispirata da alcuni criteri generali, che devono essere sempre e comunque tenuti presenti. Alcuni di questi criteri erano già stati formulati nella Premessa della Conferenza Episcopale Italiana alla versione italiana del Rito dell'iniziazione cristiana degli adulti. Vengono qui ripresi ed enucleati in alcuni punti meritevoli di particolare attenzione.

a) Un primo criterio , che potrebbe essere definito di discernimento , attiene la concezione e la realtà dell' iniziazione cristiana nella forma del catecumenato . Esso soggiace a tutto il progetto e ispira i contenuti catechetico-liturgici e l'intera prassi pastorale relativa alla sua attuazione nelle nostre Chiese. Deve considerarsi inadeguata la visione di iniziazione cristiana che spesso, nella mentalità e nella pratica, la riduce - almeno di fatto - ai sacramenti che da essa prendono nome. In realtà si tratta di un processo formativo all'esperienza di vita cristiana che abbraccia quattro aspetti e momenti, strettamente legati tra loro e interdipendenti:

  1. il primo annuncio di Cristo , morto e risorto, per suscitare la fede, quale adesione a lui e al suo messaggio di salvezza nella sua globalità;
  2. la catechesi , propriamente detta, finalizzata all'approfondimento in forma organica del messaggio stesso in vista della conversione, cioè del progressivo cambiamento di mentalità e di stile di vita;
  3. l'esperienza liturgico-sacramentale , per educare alla preghiera e realizzare il pieno inserimento nel mistero pasquale di Cristo e nella vita della Chiesa;
  4. l'impegno della testimonianza e del servizio , per una partecipazione corresponsabile nella vita della comunità ecclesiale e nella missione.

L'esperienza sacramentale, come del resto una catechesi esclusivamente orientata ai sacramenti, non può quindi e non deve esaurire tutta la pastorale dell'iniziazione. Se così avviene, come frequentemente purtroppo si verifica, è inevitabile che la catechesi si riduca a intellettualismo e i sacramenti scadano a gesti di costume e di tradizione. In particolare: nella prospettiva della globalità e della gradualità dell'itinerario iniziatico, largo spazio e tempo deve essere dato alla prima evangelizzazione o pre-catecumenato, nel quale la parola di Dio viene annunciata con ampio respiro, privilegiando soprattutto il dialogo come metodo pastorale. Negli anni del catecumenato propriamente detto occorrerà una catechesi più sistematica, mentre la mistagogia dovrà far scoprire, partendo dal linguaggio dei riti e delle preghiere, i tesori di grazia racchiusi nei sacramenti e favorire un completamento della formazione cristiana destinato a sfociare nella testimonianza.

L'inserimento nella vita liturgica consentirà di passare dalle prime e più semplici forme di preghiera e di partecipazione alla liturgia, alla ricchezza degli scrutini nel tempo quaresimale e delle celebrazioni pasquali, mentre la pratica della vita e delle virtù cristiane si farà sempre più attenta e intensa.

b) Un secondo criterio riguarda la funzione materna che la Chiesa è chiamata a svolgere nell'attuazione di ogni forma di itinerario catecumenale. E' la Chiesa che genera la Chiesa .

Ciò risulta con particolare evidenza sia dalla tradizione che dalla riflessione teologica. Nel processo iniziatico, infatti, si manifesta e si edifica la Chiesa come sacramento, cioè segno e strumento della comunione di Dio con gli uomini. La Chiesa si fa incontro all'uomo, gli annuncia Cristo Signore, lo accoglie, lo accompagna nel cammino, lo educa alla fede e alla conversione, esercita il discernimento, lo sostiene con la preghiera, la penitenza e la carità, lo inserisce, con il dono dello Spirito comunicato attraverso i sacramenti, nel mistero di Cristo, lo fa partecipe della sua vita e della sua missione. Dal momento che la Chiesa s'incarna nelle singole Chiese particolari, la responsabilità della maternità spirituale da esercitare nei confronti di quanti desiderano diventare cristiani o riscoprire la loro identità battesimale deve trovare concreta attuazione in ciascuna diocesi, in rapporto alle sue possibilità e alle esigenze del territorio. E' la Chiesa locale, infatti, il luogo in cui l'economia della salvezza entra più concretamente nel tessuto della vita umana. Tutto ciò esige molteplici attenzioni e impegni pastorali, che chiamano in causa l'intera comunità ecclesiale, secondo le responsabilità di ciascuno e i carismi di cui lo Spirito fa dono.

c) Al Vescovo, responsabile dell'azione evangelizzatrice e santificatrice della Chiesa particolare affidata alle sue cure, compete stabilire e decidere la pastorale diocesana del catecumenato. E' questo un ulteriore criterio che dovrà essere tenuto costantemente presente. Il cammino dell'iniziazione cristiana, potrà così adattarsi alle esigenze e possibilità locali , tenendo presente che la situazione è assai diversificata nelle Chiese particolari, come del resto sono diversi i mezzi e gli strumenti necessari per porre in atto il catecumenato. L'importante è che, lasciando alla scelta e alla sperimentazione gli elementi e le parti secondarie, l'azione pastorale destinata a promuovere e sostenere l'impegno catecumenale sia attenta a difendere e valorizzare ciò che costituisce l'articolazione fondamentale del processo di iniziazione e la sua scansione in tappe, in base ai criteri qui formulati. Tocca al Vescovo indicare e guidare questa lenta crescita, fissando le norme per l'ammissione dei candidati e per la catechesi da impartire, presiedendo egli stesso il rito di elezione, preferibilmente nella chiesa cattedrale, conferendo - per quanto possibile - i sacramenti dell'iniziazione cristiana. E' opportuno inoltre che, sotto la guida del Pastore, si promuova in ciascuna diocesi una pastorale catecumenale ricca di fermenti e di iniziative, con la messa in atto di tutti i carismi che compaginano la comunità cristiana, con particolare coinvolgimento dei presbiteri, dei diaconi, dei catechisti, dei padrini (riscoperti nel loro autentico ruolo di garanti e di guide dei candidati) e di ciascun cristiano. Anche il servizio che ogni parrocchia chiamata a compiere al riguardo, deve essere compiuto in stretto collegamento e in forma subordinata a quanto viene realizzato a livello diocesano. A questo scopo sarà utile promuovere adeguati servizi pastorali nelle Chiese particolari, che aiutino le comunità parrocchiali a superare difficoltà e colmare lacune, e comunque a favorire esperienze catecumenali, che esse spesso non sono in grado di realizzare da sole con le limitate forze di cui dispongono. Ciò servirà inoltre a dare un'unità di indirizzo al servizio che s'intende compiere. In questo modo l'azione pastorale d'iniziazione cristiana può diventare occasione e stimolo per una più profonda osmosi e una più stretta collaborazione tra gli organismi diocesani dell'evangelizzazione-catechesi, della liturgia e della carità, in modo che - sotto la guida del Vescovo - si possa programmare e sostenere uno stile e un impegno più concorde e incisivo, a livello zonale e diocesano.

d) La diversità delle situazioni locali, più volte rilevata, esige inoltre che si tenga presente un ulteriore criterio per la messa in atto di una pastorale d'iniziazione. Esso riguarda l'esigenza di un sapiente adattamento , specialmente nelle forme e nei tempi del catecumenato, salvo restando sempre il suo svolgimento nei tempi forti dell'anno liturgico come previsto nel Rito dell'iniziazione cristiana degli adulti. Questo adattamento deve tenere conto di diversi fattori. Anzitutto delle persone che chiedono di diventare cristiani o di riscoprire la loro fede. La richiesta può nascere da motivi diversi e può scaturire da esperienze umane particolari. Occorre farsi attenti alla domanda , verificarne i motivi e le spinte , attraverso il dialogo e il discernimento proprio dei pastori, e proporre un cammino che risponda alle istanze spirituali di ciascuno e nello stesso tempo sia fedele allo spirito e agli elementi fondamentali del Rito dell'iniziazione cristiana degli adulti. Questo, infatti, prevede una notevole flessibilità, che può e forse deve dar vita a itinerari differenziati, da realizzare sempre e comunque in piena comunione con il Vescovo e con gli organismi di cui egli si serve per l'attuazione del catecumenato. L'adattamento inoltre non dovrà prescindere da come il problema dell'iniziazione si pone in ciascuna Chiesa particolare. Notevoli differenze si riscontrano, ad esempio, almeno per quanto riguarda il catecumenato degli adulti o dei fanciulli non battezzati, nelle Chiese di grandi metropoli più marcate dai fenomeni dell'immigrazione e del secolarismo dilagante e in quelle più piccole, nelle quali i valori della tradizione e i segni caratteristici della cosiddetta società cristiana ancora persistono, anche se esposti sempre più fortemente ai contraccolpi dei grandi cambiamenti sopravvenuti negli ultimi decenni. Ciò è particolarmente evidente nelle nuove generazioni, che risentono del diffuso clima pluralistico, in cui emergono la crisi della fede, l'appartenenza parziale a Cristo e alla Chiesa, la perdita delle evidenze etiche legate al messaggio cristiano. La pastorale d'iniziazione dovrà tenerne debito conto: nel primo caso per rispondere ad una emergenza che si fa sempre più forte e diffusa e, nell'altra situazione, per affrontare il problema e per prevenire ulteriori nefaste conseguenze sul piano spirituale e pastorale. Anche sotto questo profilo gli orientamenti e le indicazioni del presente documento - salvaguardati gli elementi essenziali - sono suscettibili di un'attuazione graduale e adattabili all'ambiente.

e) Un ultimo importante criterio che guida questa Nota pastorale attiene al primato dell'evangelizzazione , che presiede a tutta la pastorale del catecumenato e che ha come destinatari privilegiati soprattutto gli adulti. E' una scelta che s'impone per ragioni ben note e sulla quale - a partire dal Concilio - i Vescovi italiani sono ripetutamente ritornati nei documenti e negli orientamenti pastorali. Una scelta da tutti condivisa sul piano ideale e teorico, ma che stenta ancora a tradursi concretamente nella prassi pastorale delle nostre Chiese. L'attuazione del catecumenato, nelle diverse modalità proposte nel progetto - di cui questa Nota costituisce la prima tappa -, vuole essere un ulteriore stimolo che susciti in tutte le nostre Chiese una salutare inquietudine per realizzare quella nuova evangelizzazione che è l'orizzonte dell'impegno pastorale della Chiesa italiana in questo tempo. Di fronte alle mutate condizioni socio-culturali e religiose della società e della comunità cristiana, essa sente infatti di dover passare a una pastorale di missione permanente. La pastorale del catecumenato nella nostra nazione recentissima. Le esperienze che qua e là sono state fatte e si fanno incoraggiano a proseguire nell'impegno, mentre là dove il problema non stato ancora affrontato occorre muovere con decisione e con coraggio i primi necessari passi per il suo avvio. Si potranno raccogliere, in un prossimo futuro, esperienze, tracce di itinerari e sussidi. E' auspicabile una cordiale collaborazione tra le Chiese particolari perché ciò che in ciascuna si scopre e si realizza diventi disponibile per tutte, senza pretesa di imporre schemi rigidi che non si adattano alle situazioni locali, ma in uno spirito di servizio e di condivisione. Sarà anche questo un piccolo indice di quel clima nuovo che l'istituzione del catecumenato vuole portare alla pastorale della Chiesa italiana."

2. Una nuova evangelizzazione

Ora vorrei farvi comprendere che, quando parliamo di IC, non ci limitiamo a parlare dei sacramenti del Battesimo, dell'Eucarestia e della Confermazione che nella nostra tradizione sono i sacramenti dei bimbi e dei ragazzi. Qui si tratta di recuperare un cammino di fede che possa efficacemente rispondere alla domanda di senso e di spiritualità iscritta nel cuore di ogni bambino, di ogni ragazzo, di ogni giovanissimo, di ogni giovane e di ogni adulto che incontriamo. La cultura nella quale viviamo non è adeguata nel dare risposta a queste domande perché la sola risposta capace di parlare al cuore dell'uomo è la persona di Gesù Cristo. A noi educatori delle giovani generazioni è chiesto di condurre a questo incontro capace di cambiare la vita.

L'impianto pastorale e catechistico che ha fino a questi anni educato tante generazioni non è ora più adeguato e sembra non aver più nulla da dire ai bambini, ai ragazzi, ai giovanissimi e ai giovani che a noi si avvicinano desiderosi di risposte vere. Il nostro quadro catechetico ha le sue radici nel Concilio di Trento (13 dicembre 1545 - 4 dicembre 1563) e ha formato non solo a vivere la fede in modo adeguato, ma ha generato generazioni e generazioni di santi. Era davvero la "dottrina" che dava corpo e contenuto teologico a quanto, per tradizione, ogni bimbo apprendeva dalla propria famiglia, nel caldo focolare domestico: la preghiera, l'andare a Messa, vivere le feste cristiane, organizzare il lavoro attorno alle feste dei Santi e della Madonna. tutto questo faceva parte del vissuto ma doveva essere riempito di senso, di "dottrina". Questo è andato bene, anzi benissimo, fino a quando la cultura moderna non ha portato allo smarrimento dei gesti semplici e quotidiani della fede, al riferimento pressoché illimitato alla fede tramandata dall'Amore dei genitori. forse qualcosa riescono ancora a fare oggi le nonne! Una preghiera insegnata e mai detta, rimane una cosa morta e senza senso; una pagina del Vangelo spiegata ma non applicata alla vita rimane lettera morta; una storia di popolo come quella della Chiesa Cattolica che non si verifichi mai nella comune partecipazione alla cena del Signore opera una inevitabile riduzione a illusione o a sogno irrealizzabile. La "dottrina" non risponde più, non è più adeguata e così proviamo con le fotocopie, i quaderni attivi, le pagine da ritagliare, colorare e incollare. tutti tentativi buoni, divertenti ma che non produrranno nulla perché è il terreno che non è stato dissodato e curato. Non c'è un umano capace di mettersi in relazione al divino e la bellezza dell'infinito incontro con Dio rimane una favola, una storiella che però non dice nulla alla vita, soprattutto quando la pre-adolescenza, l'adolescenza e la giovinezza ti impongono di metterti in continua competizione di bellezza e prestanza fisica, di ricercare sempre nuove emozioni e nuove sensazioni. non certo quelle di una preghiera o di una chiesa.

Oggi le istanze culturali con le quali ogni giorno tutti noi siamo chiamati a confrontarci ci dicono chiaramente che l'eredità del Concilio di Trento non è più efficace. E' come se fossimo tornati al tempo in cui gli Apostoli annunciavano ai pagani, ai lontani, ai greci, ai romani, la bellezza di quell'incontro che aveva per sempre cambiato la loro vita. Gli Atti degli Apostoli ci ricordano che al loro annuncio, il ?????µa (l'incontro con Gesù morto e risorto per salvare l'umanità), circa tremila persone si facevano battezzare. La forza di un annuncio sostenuto con la vita e "gridato" senza alcuna paura. Giovanni Paolo II aveva coniato la formula "nuova evangelizzazione" ad indicare che questo è il tempo di riproporre l'annuncio della presenza di Gesù Cristo nella storia ad una storia che di cristiano non ha più nulla. Siamo anche noi di fronte a ragazzi e giovani "pagani", "stranieri" e "lontani". E' davvero una nuova evangelizzazione che non ci chiede di inventare cose nuove o fantasmagoriche ma di annunciare con una "nuova" forza e un "rinnovato" entusiasmo la bellezza di Gesù Cristo Salvatore dell'uomo.

3. L'Azione Cattolica e la nuova evangelizzazione

L'AC in questo campo ha davvero molto da dire e da proporre. Il metodo e il suo carisma parrocchiale e diocesano ne fanno uno strumento efficace di evangelizzazione entro il quale i tempi dell'IC proposti dalla Conferenza Episcopale Italiana, trovano la loro naturale collocazione. Anche l'AC credo che debba osare un po' di più proponendosi nelle parrocchie con proposte chiare e sostenute dalla capacità di mettersi e rimettersi continuamente in gioco là dove è chiamata ad operare. Il criterio dell' adattarsi alle esigenze e possibilità locali ci appartiene più di ogni altra cosa. Proprio per quel carisma parrocchiale e diocesano che ci permette di essere sempre un popolo in cammino nella chiesa, unito da una solida appartenenza associativa, ma pure capace di plasmarsi alle realtà che noi non solo dobbiamo studiare, ma che amiamo e ben conosciamo perché già lì stiamo svolgendo il nostro servizio educativo, l'adattarsi è tra le nostre caratteristiche. Sappiamo bene cosa significhi fare acr in una piccola ma vivace parrocchia di campagna o cosa significhi cercare di tenere unito un gruppetto di gvss in una parrocchia di città.

Credo che all'AC competa oggi di fare sua la missione della nuova evangelizzazione, senza paure e senza avvilimenti ma con una rinnovata speranza. Siamo di fronte ad un terreno che è tutto da dissodare e che chiede il nostro cuore e i nostri doni.

Siamo certi che, come scrivono i Vescovi nel documento sull'IC per gli adulti, "è la chiesa che genera chiesa", un popolo, una famiglia capace di accogliere, di amare, di generare nuovi figli all'amore di Dio. La sfida della nuova evangelizzazione si gioca oggi sull'Amore che si fa concreto, che tocca il cuore perché lo incontri in una amicizia, nel sentirti accolto e importante per qualcuno, nel sentirti coinvolto e necessario alla vita della comunità, del "gruppo", della "compagnia". " Abbiamo creduto all'amore di Dio  - così il cristiano può esprimere la scelta fondamentale della sua vita. All'inizio dell'essere cristiano non c'è una decisione etica o una grande idea, bensì l'incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva." Così Benedetto XVI apre la sua enciclica Deus Caritas Est e noi sentiamo che la nostra esperienza è così ben riassunta in poche righe. Ora si tratta di fare sperimentare a tutti questa bellezza incontrata e reale che è Gesù.

4. L'Azione Cattolica e l'Iniziazione Cristiana

Alla luce dell'esperienza dell'AC e delle indicazioni della CEI credo di poter ora delineare alcuni elementi fondamentali che ci aiuteranno a ripartire con maggiore slancio e decisione, e de quali forse avvertiremo di essere carenti. nessuna paura!

 

  • Il primo annuncio di Cristo deve essere fatto oggi con rinnovato coraggio. Nulla va nascosto per paura di non essere capiti o di puntare troppo in alto. Il messaggio di cosa si fa nei gruppi di Azione Cattolica deve essere chiaro e limpido fin dall'inizio, sia nella presentazione dei cammini alle famiglie, sia nell'impatto con i ragazzi e i giovani. Nessuno deve poter pensare che venire all'acr, al gruppo gvss e gv, sia come andare al pub, al campo da calcio o al parco. Quando facciamo sconti all'annuncio di Gesù Cristo noi veniamo meno al nostro specifico compito educativo. Dobbiamo annunciare Gesù come la risposta alle domande di senso e alle ansie del cuore dell'uomo. A noi non è chiesto di allenare bene al gioco, di fare andare della bella musica e di organizzare bene la festa da ballo. A noi non è chiesto di trasformare gli incontri in gruppi di analisi o di auto aiuto. noi dobbiamo annunciare Gesù Cristo. Per fare questo non servono però competenze acquisite con molti anni di studio e corsi di aggiornamento, ma un incontro vero e vissuto quotidianamente con Gesù. "ti ringrazio, o Padre, perché non hai rivelato queste cose ai sapienti e agli intelligenti, ma le hai rivelate ai piccoli". Non c'è un corso di laurea che insegni ad amare, ad accogliere, a condurre nella fede. solo chi si lascia amare da Dio, chi si è sentito accolto dal Signore, chi si è lasciato condurre da Gesù, sa come fare. Il discernimento di cui ci parlavano i Vescovi nel primo tempo dell'annuncio di Gesù Cristo ci impone, come lo nostre guide ci insegnano, ad essere attenti alle domande di vita dei ragazzi e dei giovani. L'annuncio di Cristo deve fare i conti con un vissuto fatto di mille domande di senso e di significato della vita stessa. L'annuncio può farlo ogni cristiano in forza del sacramento del Battesimo, ma anche l'educatore si trova in prima linea nell'annuncio di Gesù, unico salvatore dell'uomo. Il Progetto Formativo ("Perché sia formato Cristo in voi") a proposito dell'educatore dice: "Alla maturità umana, l'educatore unisce alcune competenze relazionali: da questo punto di vista ciò che qualifica il suo intervento è soprattutto il saper instaurare con le persone una relazione che sia vera e autentica e al tempo stesso caratterizzata da una intenzionalità educativa." E ancora: "All'educatore serve un'organica e personale appropriazione dei contenuti della fede." Maturità umana, capacità relazionali e fede. solo una fede vissuta da adulti e trasmessa con l'Amore di chi fa esperienza dell'Amore può toccare il cuore dell'uomo indifferente, lontano, dubbioso. L'educatore è tra i primi ad essere impegnato in prima linea nell'annuncio del Risorto, speranza del mondo.
  • La catechesi . Che "fame e sete" di verità genera l'incontro con Gesù! Non ci si sazia mai, ma sempre di più cresce e si sviluppa il desiderio di Dio. Così al primo annuncio occorre che segua un attento lavoro di catechesi cioè di annuncio della dottrina. Il gruppo che cammina dopo aver scoperto l'amore di Dio deve essere educato alla fede, condotto alla scoperta delle verità che ci permettono di vivere concretamente quanto abbiamo, nell'annuncio, solo percepito come vero e profondo, corrispondente alla nostra umanità. Dice il testo CEI: "la catechesi finalizzata all'approfondimento in forma organica del messaggio stesso in vista della conversione". non dunque una serie di regole per entrare nel club o di istruzioni per l'uso ma un approfondimento organico del messaggio. Occorre decodificare, frantumare, assimilare quella luce meravigliosa che mi ha per un momento abbagliato, ma che i miei occhi sono incapaci di trattenere. Così, lasciando che filtri piano piano in me il mistero di Dio come acqua che scende nel terreno e arriva fino alle radici, porterà abbondanti frutti di conversione. Così ancora il PF ci aiuta nel ricordarci che "all'educatore serve un'organica e personale appropriazione dei contenuti della fede" e che "all'educatore serve una competenza culturale, che lo renda capace di orientarsi tra i temi e i problemi del mondo di oggi." non solo dunque un buon livello di conoscenza del Catechismo della Chiesa Cattolica, ma una buona competenza di tipo culturale. L'AC ci insegna che è vincente la via percorsa dalla catechesi esperienziale, dove ogni esperienza della vita del ragazzo, del giovane o dell'adulto diviene luogo di annuncio messianico, luogo della profezia e dello sviluppo di una cultura cristiana capace di permeare la vita dell'uomo. Questo è un percorso di catechesi autentico, capace di coniugare le verità della fede con la vita e capace di generare un giudizio sulla realtà.
  • L'esperienza liturgico sacramentale . Il Concilio Ecumenico Vaticano II ci insegna che "la liturgia contribuisce in modo speciale ad esprimere nella vita e a manifestare agli altri il mistero di Cristo e la genuina natura della Chiesa, che ha la caratteristica di essere nello stesso tempo umana e divina". La liturgia e la vita sacramentale alimentano e rendono visibile quanto di più intimo e profondo si possa sperimentare nell'esperienza di Gesù Cristo. E' il momento dell'intimità con Gesù: la preghiera, l'ascolto della sua Parola, il dono del suo Corpo che accolgo in me e in me opera una vera e propria divinizzazione. Senza questo aspetto così profondo e silenzioso, mancherebbe all'incontro con Gesù Cristo il tempo dell'assimilazione e della celebrazione. Insieme al servizio e all'esercizio della carità ci permettono di dare concretezza e di dare un volto all'Amore. Il PF ricorda all'uomo e alla donna di AC che nel cammino della vita sono fondamentali: l'Eucarestia, una regola personale che divenga stile di vita, la preghiera e la vita ecclesiale. Pur nell'intimità di un rapporto personale con Gesù, ci permettono di sentirci, in modo unico e incomprensibile al di fuori dell'esperienza della Chiesa, un popolo, radunato nell'Amore e soprattutto capace di mettersi in ascolto dei suoi Pastori e della Parola, la sola capace di non farci estraniare dal mondo ma di saperlo vivere in Dio.
  • L'impegno della testimonianza e del servizio . E' la visibilità di quanto incontrato e vissuto. Se poi rimane vero che l'incontro con Gesù e la conoscenza più profonda di Lui mi spinge a non poterLo tenere per me ma a desiderare di parlare di Lui e di farLo incontrare a molti, è altrettanto veritiero che testimoniare e servire sono atti d'amore che servono e testimoniano principalmente a se stessi cosa è accaduto nell'incontro con Cristo e chi, ancora, è il cuore della nostra umana avventura. Ogni volta che testimoniamo l'amore di Dio, lo testimoniamo principalmente a noi stessi e questo ci permette di non cadere nella tentazione dello spiritualismo. Mettersi poi a servizio nella carità, o nasce da un amore sperimentato oppure rischia di portare solo un po' di sollievo morale e di rincuorare gli sfiduciati ma non si può ridurre l'amore e il servizio cristiano ad un esercizio per depressi e afflitti affinché non pensino a cose brutte. Amare e servire perché non posso più tenere per me quello che anch'io gratuitamente ho ricevuto, e perché la vita ritrova il suo significato più profondo nel dono totale di sé all'altro.

5. L'educatore di Azione Cattolica e i sacramenti dell'Iniziazione Cristiana

Aiutato dal Catechismo della Chiesa Cattolica vorrei ricordarci che cosa vuol dire essere entrati nel cammino di iniziazione cristiana attraverso i tre sacramenti, battesimo, comunione e cresima, che ne determinano il percorso e che allo stesso tempo ci fanno comprendere come il catecumenato sia uno stato permanente e caratterizzante ogni cammino nella Chiesa.

Lasciamoci aiutare dalle sintesi che chiudono ogni paragrafo ed in particolare delle sintesi sui tre sacramenti dell'IC:

Battesimo

1277 Il Battesimo costituisce la nascita alla vita nuova in Cristo . Secondo la volontà del Signore esso è necessario per la salvezza, come la Chiesa stessa, nella quale il Battesimo introduce.

1279 Il frutto del Battesimo o grazia battesimale è una realtà ricca che comporta: la remissione del peccato originale e di tutti i peccati personali; la nascita alla vita nuova mediante la quale l'uomo diventa figlio adottivo del Padre, membro di Cristo, tempio dello Spirito Santo. Per ciò stesso il battezzato è incorporato alla Chiesa, Corpo di Cristo, e reso partecipe del sacerdozio di Cristo.

1280 Il Battesimo imprime nell'anima un segno spirituale indelebile, il carattere, il quale consacra il battezzato al culto della religione cristiana . A motivo del carattere che imprime, il Battesimo non può essere ripetuto.

1282 Fin dai tempi più antichi, il Battesimo viene amministrato ai bambini, essendo una grazia e un dono di Dio che non presuppongono meriti umani; i bambini sono battezzati nella fede della Chiesa. L'ingresso nella vita cristiana introduce nella vera libertà .

Cresima o Confermazione

1315 "Gli Apostoli, a Gerusalemme, seppero che la Samaria aveva accolto la Parola di Dio e vi inviarono Pietro e Giovanni. Essi discesero e pregarono per loro perché ricevessero lo Spirito Santo; non era infatti ancora sceso sopra nessuno di loro, ma erano stati soltanto battezzati nel nome del Signore Gesù. Allora imponevano loro le mani e quelli ricevevano lo Spirito Santo".

1316 La Confermazione perfeziona la grazia battesimale; è il sacramento che dona lo Spirito Santo per radicarci più profondamente nella filiazione divina, incorporarci più saldamente a Cristo, rendere più solido il nostro legame con la Chiesa, associarci maggiormente alla sua missione e aiutarci a testimoniare la fede cristiana con la parola accompagnata dalle opere.

1317 La Confermazione, come il Battesimo, imprime nell'anima del cristiano un segno spirituale o carattere indelebile ; perciò si può ricevere questo sacramento una sola volta nella vita.

1319 Un candidato alla Confermazione che ha raggiunto l'età della ragione deve professare la fede, essere in stato di grazia, aver l'intenzione di ricevere il sacramento ed essere preparato ad assumere il proprio ruolo di discepolo e di testimone di Cristo, nella comunità ecclesiale e negli impegni temporali.

Eucarestia

1406 Gesù dice: "Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno... Chi mangia la mia Carne e beve il mio Sangue ha la vita eterna. . . dimora in me e io in lui".

1407 L'Eucaristia è il cuore e il culmine della vita della Chiesa, poiché in essa Cristo associa la sua Chiesa e tutti i suoi membri al proprio sacrificio di lode e di rendimento di grazie offerto al Padre una volta per tutte sulla croce ; mediante questo sacrificio egli effonde le grazie della salvezza sul suo Corpo, che è la Chiesa.

1408 La celebrazione eucaristica comporta sempre: la proclamazione della Parola di Dio, l'azione di grazie a Dio Padre per tutti i suoi benefici, soprattutto per il dono del suo Figlio, la consacrazione del pane e del vino e la partecipazione al banchetto liturgico mediante la recezione del Corpo e del Sangue del Signore. Questi elementi costituiscono un solo e medesimo atto di culto.

1409 L'Eucaristia è il memoriale della Pasqua di Cristo, cioè dell'opera della salvezza compiuta per mezzo della vita, della morte e della Risurrezione di Cristo, opera che viene resa presente dall'azione liturgica.

1410 E' Cristo stesso, sommo ed eterno sacerdote della Nuova Alleanza, che, agendo attraverso il ministero dei sacerdoti, offre il sacrificio eucaristico. Ed è ancora lo stesso Cristo, realmente presente sotto le specie del pane e del vino , l'offerta del sacrificio eucaristico.

1413 Mediante la consacrazione si opera la transustanziazione del pane e del vino nel Corpo e nel Sangue di Cristo. Sotto le specie consacrate del pane e del vino, Cristo stesso, vivente e glorioso, è presente in maniera vera, reale e sostanziale, il suo Corpo e il suo Sangue, con la sua anima e la sua divinità.

 1414 In quanto sacrificio, l'Eucaristia viene anche offerta in riparazione dei peccati dei vivi e dei defunti, e al fine di ottenere da Dio benefici spirituali o temporali.

1415 Chi vuole ricevere Cristo nella Comunione eucaristica deve essere in stato di grazia . Se uno è consapevole di aver peccato mortalmente, non deve accostarsi all'Eucaristia senza prima aver ricevuto l'assoluzione nel sacramento della Penitenza.

1416 La santa Comunione al Corpo e al Sangue di Cristo accresce in colui che si comunica l'unione con il Signore, gli rimette i peccati veniali e lo preserva dai peccati gravi. Poiché vengono rafforzati i vincoli di carità tra colui che si comunica e Cristo, ricevere questo sacramento rafforza l'unità della Chiesa, Corpo mistico di Cristo.

1417 La Chiesa raccomanda vivamente ai fedeli di ricevere la santa Comunione quando partecipano alla celebrazione dell'Eucaristia; ne fa loro obbligo almeno una volta all'anno.

1419 Poiché Cristo è passato da questo mondo al Padre, nell'Eucaristia ci dona il pegno della gloria futura presso di lui: la partecipazione al Santo Sacrificio ci identifica con il suo Cuore, sostiene le nostre forze lungo il pellegrinaggio di questa vita, ci fa desiderare la vita eterna e già ci unisce alla Chiesa del Cielo, alla Santa Vergine Maria e a tutti i Santi.

Questi tre sacramenti ci uniscono in modo speciale ed unico a Gesù permettendoci anzitutto di partecipare ai suoi munus: quello sacerdotale, quello profetico e quello regale. Al momento del battesimo, il sacerdote ungendo la fronte del bambino dice: " Dio onnipotente, Padre del nostro Signore Gesù Cristo,vi ha liberato dal peccato e vi ha fatto rinascere dall'acqua e dallo Spirito Santo, unendovi al suo popolo; egli stesso vi consacra con il crisma di salvezza, perché inseriti in Cristo, sacerdote, re e profeta, sia sempre membra del suo corpo per la vita eterna. " In forza del Battesimo siamo stati uniti a Cristo e partecipiamo della sua stessa vita attraverso la comunicazione dei munus.

Il munus sacerdotale esprime la nostra unione con Gesù tanto da permetterci di unire le nostre umili persone alla sua potenza di salvezza e di conversione. La preghiera diviene così un atto sacerdotale come lo sono la trasmissione della fede e quindi l'essere educatore. L'esempio più chiaro di vita sacerdotale battesimale lo abbiamo quando nel rito del matrimonio gli sposi dicono l'uno all'altra: "Io accolgo te come mia sposa, come mio sposo." Non è, come certamente sapete, il prete che celebra le nozze, ma ministri delle nozze sono gli sposi stessi in forza del munus sacerdotale. La catechesi che facciamo nei nostri gruppi e la nostra attiva partecipazione ai gruppi di fede che ci aiutano a formarci come cristiani adulti, è possibile in forza del munus sacerdotale di Gesù.

Il munus regale si esprime nel corretto utilizzo di quanto il Signore ci ha donato. Ricordiamo la parabola evangelica dei talenti dati perché possano fruttificare, e condizione necessaria per portare frutto, nella logica evangelica, è solo quella del donare e del perdere. Un buon Re non è quello che governa e impone ai suoi sudditi, ma colui che sa bene amministrare la "cosa pubblica". Anche noi siamo chiamati dunque a far fruttificare ciò che ci è stato donato, partendo dai talenti personali di ciascuno, fino alla vita dei nostri ragazzi dei nostri giovanissimi e dei giovani a noi affidati dalla Chiesa. La salvaguardia del creato e l'uso corretto del mio e altrui corpo nel rispetto e nella cura della salute e nell'aspetto della sessualità, per noi trovano giusto significato in forza del fatto che partecipiamo del munus regale di Gesù.

Il munus profetico ci abilita ad una testimonianza efficace della presenza di Gesù nella storia e ci fa essere protagonisti a pieno titolo della Chiesa. A ciascuno di noi, in forza del munus profetico, lo Spirito Santo può suggerire una intuizione per la vita della Chiesa in quel particolare momento storico e in quella particolare situazione. La presenza dei laici negli organismi di partecipazione della Chiesa (consigli pastorali, ecc.) è possibile in forza di questo munus che ci abilita a sentirci parte attiva della vita della Chiesa. Nei gruppi dove viviamo il nostro essere educatori dobbiamo essere capaci di testimonianza cristiana credibile e annunciatori della presenza salvifica del Cristo. E' in forza di questo munus profetico che ciascuno di noi deve sentire come proprio l'annuncio come primissimo passaggio del cammino di catecumenato.

Questi tre munus sono donati per unione alla persona di Gesù Cristo ("inseriti in Cristo.") con il Battesimo, perfezionati e resi efficaci dal dono dello Spirito Santo nella Confermazione grazie al nostro personale "sì" all'azione dello Spirito, e sono alimentati dalla partecipazione all'Eucarestia della quale ogni educatore non può assolutamente fare a meno (ovviamente ne consegue una vita di fede che attinga frequentemente al sacramento della confessione).

6. Conclusione: due conseguenze di stile

Ne consegue che il nostro vivere nella Chiesa e concretamente nei luoghi in cui siamo chiamati a formarci e a svolgere il compito educativo (gruppo di appartenenza, gruppo educatori, gruppo giovani, giovanissimi, acr) è arricchito e reso efficace da due conseguenze di stile:

•  Nella Chiesa non sono solo io a decidere e a portare il peso delle decisioni ma, in forza dei tre munus sopra indicati, viviamo un discernimento comunitario. Proprio perché arricchito dei doni dello Spirito Santo (la scrittura indica una profezia con le parole "pieno di Spirito.") ciascun cristiano è parte viva ed efficace nella costruzione del Regno di Dio: pensate a coloro che si occupano dell'educazione delle generazioni nuove.

•  Se tutto il cammino è un cammino catecumenale possiamo vedere il tempo della comprensione e dell'assimilazione dell'annuncio di Gesù e del sacramento ricevuto come una mistagogia permanente. Non dunque solo legata alla comprensione del sacramento, ma un tempo che a cerchi concentrici ci accompagna per tutta la vita. E accompagna in modo particolare coloro che si affacciano alla vita della Chiesa chiedendo motivazioni e spiegazioni. I nostri acierrini, i nostri giovanissimi e i giovani sono dentro a quel cammino di mistagogia di cui un educatore attento e rispettoso del percorso di fede di ciascuno non può non farsi carico. Per alcuni è la prima mistagogia legata alla comprensione del sacramento ricevuto (acr 6-8 la confessione, acr 9-11 la prima comunione e acr 12-14 la cresima), ma pensiamo ai giovanissimi con il carico di domande adolescenziali che si portano nel cuore. E' forse questo un tempo mistagogico privilegiato che non può essere messo da parte, e richiede agli educatori grande capacità di annuncio, di testimonianza e di accompagnamento. Così la mistagogia diviene, soprattutto per i giovani e per gli adulti, un tempo di formazione permanente al quale lo stesso PF ci richiama.

L'iniziazione cristiana con il suo cammino catecumenale apre a noi orizzonti di azione molto ampi che potrebbero anche spaventarci per la mole di impegno e di lavoro che ci chiede. Allo stesso tempo però ci ricorda che dentro a questo cammino ci siamo tutti in modo permanente, cioè per sempre e con la consapevolezza che del mistero di Dio c'è sempre da comprendere qualcosa di nuovo e di affascinante, per questo credo che ne valga la pena. L'apparente fatica e il senso di inadeguatezza che molti possono provare di fronte alle sfide educative sono sostenute dalla certezza che non dipende tutto da noi: siamo nella Chiesa e abbiamo ricevuto dei doni di grazia efficaci. A noi restare attaccati alla Chiesa e permettere allo Spirito Santo di riaccendere sempre quei munus che ci abilitano, in quanto cristiani, a farci carico dell'educazione dei nostri fratelli più piccoli.

don Andrea Querzè

vice assistente diocesano dell'Azione Cattolica dei Ragazzi

Diocesi di Imola

 


 

BENEDETTO XVI
Le Encicliche